Per legge anche i fabbricati rurali devono pagare – L’assessore Petralia: “Voglia di garantire equità fiscale”


 

E’ stato il Consiglio comunale convocato su richiesta dei consiglieri Graziano Calanna, Nunzio Spanò, Vittorio Triscari, Salvatore Luca e Salvatore Proietto a chiarire tutti gli aspetti della vicenda della Tarsu per i fabbricati rurali, che ha provocato proteste e petizioni popolari.

«Il Comune – ha affermato il consigliere Nunzio Spanò in apertura – ha inviato ben 2800 avvisi di accertamento Tarsu per i fabbricati rurali che hanno provocato malessere, anche a causa di errori. Sono stati, infatti, inviati avvisi di pagamento anche a chi possiede dei ruderi. Per questo abbiamo deciso di chiedere la convocazione di un Consiglio comunale. Non c’è stato rispetto per i cittadini. Il dato che il Comune ha ricevuto è grossolano perché non contiene la storicità degli edifici. Ed, infine, al di la delle questioni tecniche è stato sbagliato il periodo».

Al Consiglio comunale ha partecipato anche il presidente dell’associazione Adoc, Enza meli, che domenica scorsa ha organizzato una manifestazione di protesta e contro la tassa ha raccolto circa 900 firme. La Meli ha presentato una serie di proposte, capeggiate dalla richiesta di eliminazione della tassa considerata “iniqua”.

Dopo la lettura del verbale della commissione consiliare sono intervenuti il dott. Mario Coco, in qualità di consulente gratuito dell’Amministrazione, ed il responsabile dell’Ufficio tributi, Pietro Caraci. Entrambi hanno fatto emergere che:

  1. La Tarsu sui fabbricati rurali deve essere pagata al pari di quelli urbani perché prevista dalla legge.
  2. I contribuenti per legge avevano l’obbligo di effettuare la denuncia dell’immobile e chiedere le agevolazioni. Non avendolo fatto prima, adesso devono venire in Comune che sta permettendo loro di regolarizzare la posizione.
  3. Degli errori ci sono, ma principalmente sono frutto dei dati forniti dall’Agenzia del territorio, il cui compito però era quello di fotografare il territorio per individuare le case fantasma, non di verificarne uso e storicità di ogni immobile, il cui onere è a carico dei proprietari.

«Il nostro compito è osservare le leggi. – ha affermato il sindaco – Ed in questo chiedo a tutti voi maggiore responsabilità. Forse avremmo dovuto effettuare degli incontri informativi, ma i dati sono pervenuti al Comune molto tardi e si rischiava di far andare in prescrizione un intero anno, con gravi responsabilità a carico degli uffici. Lo Stato nel 2006 voleva far emergere 3 milioni di case fantasma. Oggi siamo arrivati al dunque. Noi abbiamo fatto di tutto per evitare disagi per i cittadini, compreso l’invio dei questionari da compilare per effettuare una denuncia prevista dalla legge. È se il cittadino fosse venuto prima per denunciare un immobile, oggi avrebbe ricevuto un avviso con la riduzione e senza errori.»

«Ringrazio – ha concluso – la presidente dell’Adoc, Enza Meli per aver sollevato il problema e se volesse confrontarsi con me su come agevolare i più deboli, trova tutta la mia disponibilità». Ed il presidente dell’Adoc con il sindaco si incontreranno giovedì prossimo alle ore 20.

Dopo l’intervento del sindaco il dibattito ha animato la serata. I consiglieri Vincenzo Sanfilippo, Vittorio Triscari, Nunzio Spano, Salvatore Proietto, Graziano Calanna e Salvino Luca hanno comunque criticato le scelte dell’Amministrazione chiedendo tutele per i cittadini. Il consigliere Andrea Sgrò ha sottolineato come si sia “fatto tanto rumore per nulla”, anche se ha giustificato le proteste con la crisi economica. Invece per Daniele Scalisi e Nunzio Saitta il Comune ha fatto il possibile per venire incontro alle esigenze dei cittadini. Infine l’assessore al Bilancio Biagio Petralia ha ribadito la “responsabilità della Giunta e la voglia di garantire equità fiscale”.

La Sicilia – 21.11.2012

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