Un Mini-Arsenale Casalingo


 

Un piccolo arsenale, costituito da un kalashnikov ak-47 e 2 pistole calibro 6,35, nascosto sottoterra in una proprietà di campagna utilizzata dal figlio di un pregiudicato. A trovarlo sono stati i carabinieri della stazione di Maniace e della Compagnia di Randazzo che, alla fine di diverse attività investigative, hanno arrestato G. D. G. S. di 24 anni residente a Maniace. Il giovane è incensurato, ma è figlio di G. G. S., sempre di Maniace, arrestato all’interno dell’operazione “Trash” e poi condannato a 7 anni e 10 mesi di reclusione per associazione a delinquere finalizzata all’estorsione. Il podere dove le armi erano nascoste si trova in contrada S. Andrea a Maniace, un podere che il giovane frequentava nonostante non fosse suo, ma della famiglia. Il fucile e le pistole erano singolarmente avvolte insieme alle munizioni in involucri di plastica e poi poste a circa mezzo metro da terra. Per questo i carabinieri sono stati costretti a sguinzagliare i cani specializzati nella ricerca di esplosivi per trovare il punto giusto dove scavare. Quando i cani hanno cominciato ad abbaiare i carabinieri hanno tirato fuori le armi tutte con la matrice abrasa. Ovviamente erano arrugginite dall’umidità, ma gli investigatori hanno assicurato che erano in condizione di sparare. Trovate le armi per i carabinieri è arrivato il momento di capire chi le ha nascoste e per cosa servissero. Per ora la pista più probabile sembra essere quella che queste siano state sotterrate da chissà quanto tempo e si tratti di residuati del periodo in cui operava il clan mafioso cui G. G. S. si presume facesse parte. Secondo gli inquirenti, l’uomo era vicino al clan di F. Montagno Bozzone, presunto affiliato a Santo Mazzei e considerato il referente di Cosa nostra non solo a Bronte, ma nell’intero territorio. Il suo clan però fu decapitato dai carabinieri con l’operazione “Trash” che significa spazzatura. In tanti a Bronte, ricordano ancora quella lunga mattina del 25 marzo 2008, quando il sereno silenzio dell’alba fu squarciato dalle sirene delle gazzelle dei carabinieri che portarono in caserma 16 allora presunti esponenti della malavita locale e fra questi anche G., padre di G. D. G. S.. Ai tempi per mesi gli investigatori raccolsero prove sull’attività del clan che intendeva infiltrarsi nelle strutture dell’Aimeri Ambiente.

La Sicilia – 25.10.2012

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