Maletto tra fragole e feste


 

Le vette innevate dell’Etna, il gigante che non smette mai far udire la propria voce, sono ben visibili: si potrebbe quasi dire che sia sufficiente stendere un braccio per raggiungerle.

Così non è, ma a Maletto la montagna si sente e si vive.

La pietra aspra davanti alla dolcezza della fragola che ha mutato, dalle radici, l’economia e le sorti di questo centro: il più alto di tutta la zona etnea.
Nel mondo, Maletto significa fragola: anzi, no, sarebbe più corretto chiamarle fragoline.
Sono dolci e piccole, un colore intenso che pare rifarsi alla maestosa luce della lava vulcanica che scorre fra rocce e sentieri scavati dal tempo.

I contadini di Maletto l’hanno scoperta quasi cinquant’anni fa: e, da quel momento, la fragola ha invaso le loro giornate di lavoro.
Le fragoline di Maletto diventano, abbandonata la terra, supporto alla pasticceria di prestigio.
Circolano per il mondo partendo, però, da questa cittadina di pochi abitanti: a metà tra il vulcano e la valle del Simeto.
A Maletto, la fragola è lavoro.
E, allora, hanno scelto di celebrarla.

Mentre l’estate inizia a farsi sentire, bussando alle porte più estreme della provincia etnea: la sagra diventa realtà.
A Maletto, la fragola si fa mostra.
Una mostra che, in realtà, ha tutte le fattezze delle sagre popolari.
Visitatori che, durante tre giorni d’inizio giugno, si prendono le strade del paese per conoscere il sapore, l’odore, l’intensità della fragolina di Maletto.
Per loro che giungono quasi a sfiorare il vulcano, gli abitanti del posto mettono in pratica tutta la maestria acquisita nel tempo.

Una torta enorme viene sfornata ed offerta.
Mille chili di sapore e fragole: è la tradizionale torta donata a tutti i visitatori della sagra.
Perchè, a Maletto, la fragola nasce nei boschi, si forma e cresce nei campi a ridosso del maestoso sovrano di lava e lapilli, e, infine, si fa gusto ricercato nel mondo.

EtnaStyle.it – Rosario Cauchi

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